I soldi sono la cosa più importante della vita?
Beh, veramente è più importante la salute. Se non stai bene, come puoi goderteli? E la salute non si compra. Anche l'amore è importante e non si compra. Però, se ci sono la salute e l'amore, più soldi si hanno, meglio è.
Più soldi si hanno, meglio è solo se non sai fare niente di quello che ti serve per vivere e devi comprare tutto. Ma se autoproduci almeno una parte dei beni di cui hai bisogno, non devi comprare tutto e i soldi non sono tutto.
Più si autoproduce e meno hanno importanza.
Nel 1971 Silvano aveva trentacinque anni e già ne aveva passati in fabbrica più di venti. Da ragazzo aveva fatto i corsi di formazione professionale serali dai salesiani ed era diventato manutentore. Non era tra gli ultimi come quando era arrivato dal paese in città. Viveva con sua moglie in un palazzone di periferia, due camere e cucina con le finestre affacciate sopra uno stradone di scorrimento
e riuscivano a mettere da parte qualche risparmio ogni mese. Quando decisero di andarsene a vivere nella frazione di un paese dove erano rimasti solo i vecchi e le case e i terreni erano stati abbandonati, i compagni di lavoro li presero per pazzi. Iniziarono con l'orto, il frutteto e il pollaio. Poi ampliarono la casa. La moglie faceva di tutto: il pane e la pasta, i sottoli e i sottaceti, i succhi di frutta, lo yogurt, le marmellate e i liquori. Lui imparò a fare il vino. Poi presero una capra e il maiale. Incanalarono l'acqua piovana dalle grondaie in un vascone e ci misero le tinche e le anguille. La terra cominciò a dare più di quanto avessero bisogno, così regalavano le eccedenze agli ex compagni di lavoro che andavano a trovarli la domenica. Ora, a settant'anni, loro non sanno come tirare le giornate tra il pranzo e la cena. Lui continua a trafficare tra l'orto e il frutteto, ma meno di prima, perché è stato preso dalla passione della scultura su legno.
Lucia e Guerrino sono sui quarat'anni. Cresciuti entrambi in città. Diplomati. Corsi universitari interrotti quando hanno deciso di andare a vivere insieme, venti anni fa, in un paesino dell'entroterra ligure. Lui fa un telelavoro in proprio, lei un part time nei servizi sociali. Un orto, qualche albero da frutto, un po' di ulivi, la trasformazione e la conservazione di prodotti alimentari per autoconsumo, con la prospettiva per lei di ampliare questa attività ricavandone anche un reddito monetario. Valerio e Monica, stessa classe di età. Quattro figli. Una casa con terreno sulle colline della Lunigiana, in una frazione dove sono rimasti tre anziani che sono diventati i nonni dei loro bambini. Lui laureato due volte, tele-redattore di una casa editrice dalla stanza-studio affacciata sulle Apuane. Quando si toglie dal computer e dai libri lavora nell'orto. Lei autoproduce di tutto. Una rete di amici sparsi in città li riforniscono di abiti praticamente nuovi, perché la moda impone ricambi che loro invece ignorano.
Ma l'autoproduzione, oltre a essere una scelta di vita, può diventare un modello economico e sociale alternativo alla società della crescita. Basta pensare agli ecovillaggi, l'esito più interessante di un movimento cominciato negli anni settanta. Oggi i più consolidati come La Comune di Bagnaia, Torri Superiore, La Cooperativa Il Forteto, Gli Elfi del Gran Burrone sono figli di quelle esperienze. Nella Comune di Bagnaia, dove vivono stabilmente venti adulti, l'autoproduzione viene effettuata in un'azienda di ottanta ettari, ed è una precisa scelta politica, perché essendo a pochi chilometri da Siena, in un territorio vocato alla produzione di Chianti e olio, le leggi del mercato imporrebbero di dedicare tutto il terreno a questi prodotti. Invece la produzione di vino e olio rigorosamente biologici, che offre un discreto surplus destinato al mercato, è affiancata da un piccolo allevamento di vacche, galline ovaiole, anatre, conigli e maiali, dalla coltivazione di cereali per l'alimentazione degli animali e per la produzione della farina con cui viene preparato il pane, da un grande orto, e ancora biscotti, marmellate, sott'oli e sott'aceti. All'autoproduzione alimentare si affianca quella energetica: pannelli solari assicurano il riscaldamento dell'acqua dalla primavera all'estate, mentre in inverno a riscaldare le abitazioni è un'unica caldaia a legna alimentata con il bosco ceduo gestito con tagli ventennali.
Anche chi vive in città e non se la sente o non può trasferirsi in campagna può sviluppare forme significative di autoproduzione. Basta soltanto ricordare quanto facevano le generazioni precedenti, affiancando a queste riscoperte la formazione di gruppi di acquisto solidale. Saltando le catene delle intermediazioni commerciali e instaurando legami diretti tra i cittadini consumatori e i produttori agricoli si riduce la subordinazione degli uni e degli altri al mercato. E si creano nuovi legami sociali fondati sulla solidarietà. Un modo di decrescere anche questo. |
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